martedì 18 maggio 2010

LAICATO TRINITARIO













IL TERZO ORDINE DELLA SS.TRINITA'




A cura di Ariberto Salati




Le meraviglie operate per il riscatto degli schiavi per opera di S. Giovanni de Matha e dei suoi confratelli, richiamò l’attenzione e l’ammirazione delle popolazioni cristiane del vecchio continente, tanto che un gran numero d’ammiratori, di tutte le classi sociali, chiesero ed ottennero di consacrare la propria vita all’opera Trinitaria.
La maggior parte di questi, a cagione del loro stato, non potendo vestire l’abito religioso perché coniugati, pur tuttavia, chiesero, restando nel mondo, di prender parte alle loro fatiche e ai loro meriti.
Il Santo Padre Fondatore si fece carico delle loro richieste, perché si rese conto che con l’aiuto di questi fratelli laici avrebbe agevolato e alleggerito il lavoro dei Religiosi.
Era il tempo in cui la pirateria mussulmana, fattasi baldanzosa per le continue vittorie riportate sui territori cristiani e spesso contro popolazioni inermi, mieteva sempre nuove vittime e prendeva sempre più prigionieri rendendoli schiavi; i Religiosi erano costretti a grossi sacrifici per raccogliere danaro da portare nei porti d’Africa per liberarne sempre di più.
I "captivi" liberati trovandosi lontani dalle loro famiglie e in condizioni di salute precaria, erano costretti, prima di mettersi in viaggio, a lunghe quarantene in ospedali od ospizi di fortuna.
Resosi conto di ciò, il nostro santo Padre fondatore formò in varie città gruppi di pii laici, che chiamò fratelli e sorelle del Terz’Ordine della SS. Trinità, i quali subito si misero all’opera e si distinsero per la loro generosità verso i bisognosi e verso i confratelli Religiosi.
Questi, “ Erano Fratelli e Sorelle che rivestiti del nostro Santo Scapolare, vivevano nelle loro case e si recavano a curare gli infermi negli ospedali.”
Il nostro Santo Fondatore, sottopose all’ approvazione del S. Padre l’istituzione del Terzo Ordine Laico e la risposta non si fece attendere: ” Il Papa Innocenzo III (1198 – 1216) approvò la costituzione di questa pia associazione. Accordò ai suoi membri preziose indulgenze e li rese partecipi dei privilegi dell’Ordine. “
Le elemosine raccolte erano affidate ad un tesoriere che ne curava scrupolosamente la contabilità e la ripartizione: una parte, la versava ai religiosi che la usavano per il riscatto degli gli schiavi cristiani; l’altra era destinata a rendere possibile ai cristiani riscattati di raggiungere qualche casa o ospedale dell’ordine o di qualche Confraternita; dopo aver trascorso un tempo di riposo e di cure, erano messi in condizione di raggiungere le famiglie nelle terre d’origine.
Questo sodalizio, fondato per coadiuvare i fratelli Religiosi, non esauriva con ciò il suo mandato, aiutava a perseverare nella fede i Confratelli Religiosi e in particolare qunti di loro erano in fondo alle carceri.
La prima orazione comune promossa dai suoi membri fu la recita del S. Trisagio in onore della SS. Trinità che, ancora oggi, ogni membro dell'Ordine è tenuto a recitare con il S. Rosario quotidianamente .
Innocenzo III e i suoi successori concessero ai Confratelli Trinitari, numerosi privilegi compreso quello di poter questuare ovunque per il riscatto.
I re di Francia e di Spagna si affrettarono a confermare il tenore delle bolle pontificie in tutti i loro stati; i Vescovi fecero altrettanto nelle loro diocesi.
Il primo documento arrivato fino a noi risale al 1209, il Papa Innocenzo III con la bolla “ Operante Patre luminum” conferma che prende sotto la sua protezione apostolica i conventi e gli ospedali fondati dall’illustre Patriarca S. Giovanni de Matha.
Papa Onorio III (1216 – 1227), successore di Innocenzo III, non meno del suo successore, legato all’Opera del riscatto, che fino a quel momento aveva dato felici risultati per l’intera cristianità, pubblicò nel 1219 una bolla “ Auctoritate vobis”, con la quale accordava ai Ministri dell’Ordine il permesso di istituire alcune Confraternite sotto il titolo della SS. Trinità e minacciava l’ira divina per coloro che avesse osato impedirne la fondazione.
La stessa cosa fece Innocenzo IV (1243 – 1254) nel 1245 con la bolla “Si justa sententiam sapientis” in cui accordava le indulgenze ed altri privilegi a quelli che entravano a far parte di questa confraternita.
Ecco cosa scrive: “ Noi accordiamo la remissione della settima parte della penitenza che è stata imposta a tutti coloro i quale essendosi fatti aggregare a questa confraternita, la soccorrono con i loro beni, con un’offerta annua. Se al momento della loro morte, accadesse che la Chiesa della loro parrocchia fosse sottoposta all’interdetto, potranno nondimeno esservi sepolti, per non essere privati della ecclesiastica sepoltura.
Riceviamo egualmente sotto la protezione di S. Pietro e sotto la nostra, i collettari delle elemosine della Confraternita e ordiniamo che, quando un religioso Trinitario vorrà far visita alle dette Confraternite per riceverne le offerte destinate al riscatto, se la città, castello o luogo qualsiasi in cui giunge, è interdetto, gli vengano nondimeno aperte le porte, una sola volta allo scopo di felicitarlo della sua venuta.
Potrà celebrarvi i divini ufficii, e farvi un’esortazione al popolo, per indurlo a favorire, per mezzo di elemosine, l’opera del riscatto.”.
Questa concessione di privilegi ed altri favori elargiti dai Papi alla Confraternita della SS. Trinità, attirarono contro i suoi membri le invidie e le gelosie di varie persone che pretendevano che l’Ordine di S. Giovanni de Matha non era stato autorizzato ad erigere le Confraternite che gli fossero affiliate.
Il R.P. Nicolò, sesto Ministro Generale dell’Ordine, per far cessare queste dicerie, si rivolse allo stesso Papa Innocenzo IV, il quale con la Bolla, data in Lione alle calende di marzo 1248, dichiarò che, seguendo l’esempio del suo predecessore Onorio III, accordava ai religiosi Trinitari, la facoltà di ricevere quali confratelli, le “persone libere desiderose di mettersi al servizio dell’Ordine e negli ultimi loro giorni dargli i loro beni, ”col divieto a chiunque di contrariarli.
La situazione fu messa definitivamente in chiaro quando il 6 agosto 1608 il Papa Paolo V (1605 – 1621) accordò al Ministro Generale dell’Ordine e al suo Procuratore, il permesso di erigere in ogni luogo Confraternite sotto il nome della SS. Trinità.
Questo Pontefice, concesse alle Confraternite più ampi privilegi a patto che queste si avvalessero delle regole stabilite nel 1604 da Clemente VIII ( 1592 – 1605) nella sua costituzione apostolica: “ Quaecumque a Sede apostolica”.
Scopo pratico ed immediato che ne scaturì fu: il moltiplicarsi del numero delle Confraternite sulle sponde del Mediterraneo, del mare del nord e nell’entroterra europeo; grande fu il contributo che queste dettero ai religiosi della SS. T., nella raccolta dei fondi per il riscatto dei prigionieri e degli schiavi e per il mantenimento degli ospedali e degli ospizi.
Con la vittoria di Lepanto, riportata dalla Santa Alleanza, l’8 ottobre del 1571 contro i Turchi, riebbero la libertà quindicimila cristiani ridotti ai remi, mentre i turchi fatti prigionieri ammontarono a cinquemila.
Il clamore della vittoria si diffuse in tutta Europa.
A Roma la notizia giunse nello stesso giorno ed il Papa interruppe gli affari di stato per festeggiare la vittoria con la popolazione.
In tutti i centri abitati si svolsero manifestazioni di ringraziamento alla Madonna alla cui intercessione fu attribuita la vittoria e Le fu dato l’attributo di Madonna della Vittoria.
La vittoria diede una brusca frenata alle incursioni saracene sulle coste d'Europa.
La furia espansionistica Ottomana perse la sua spinta e dovette rallentare, l’Europa si scrollò di dosso il mito dell’invincibilità del Turco.
Le popolazioni, specialmente quelle rivierasche, cominciarono ad assaporare la pace, i prigionieri ritornarono alle loro case, per cui, conseguenzialmente fu ridotto il numero delle Confraternite.
Ma la loro attività non cessò totalmente perché si dedicarono alle opere di pietà all’interno degli ospedali e delle case di riposo per anziani e invalidi.
Con la rivoluzione del 1793 in Francia, questi sodalizi furono totalmente soppressi, mentre in Spagna e in Italia, come nel resto d’Europa, si dovette attende l’occupazione di Napoleone (1802 – 1815).
Con la restaurazione, dopo il congresso di Vienna del 1815, i sovrani spodestati riebbero i loro troni, rivisitarono le vecchie prammatiche e molti ordini religiosi soppressi furono ripristinati, tra questi l’Ordine della SS. Trinità.
Ai nostri tempi, il terzo Ordine della SS Trinità ha eletto a sua patrona la Beata Anna Maria Taigi.
Così la ricorda il Papa Benedetto XV nella Breve di Beatificazione:
Nacque a Siena nel 1769; venuta a Roma vi si sposò ed ebbe sette figli. Benchè presa da numerosa famiglia, non trascurò le opere di misericordia, particolarmente tra i poveri e gli ammalati.
Ricca di virtù, veniva spesso richiesta di consigli.
Ardeva talmente d’amore di Dio da essere costretta a moderarlo; benché la sua vita fosse così soprannaturale e nascosta in Cristo, tuttavia non fu estranea al suo tempo, ma giovò al prossimo e all’intera comunità cittadina.
Era povera, eppure cercava di aiutare altri indigenti; anzi in varie calamità pubbliche e private, ispirata dall’alto, si offrì come vittima della divina giustizia e col suo pregare senza fine si adoperò ad allontanare i castighi da chi li aveva meritati.
Morì nel 1837. Le sue spoglie riposano nella basilica parrocchiale di San Crisogono a Roma.

Il laicato Trinitario oggi:

Il progetto di vita del laicato Trinitario è stato redatto in seguito di una serie di incontri tenutosi a Madajahonda (1986) a Roma e a Cerfroid (1988) ed infine nell’ultimo incontro di Salamanca è stato disegnato e delineato il profilo e l’identità del Laico Trinitario:
“Abbiamo elaborato insieme un progetto di vita del Laicato Trinitario, che ci invita a continuare a svolgere nel mondo la dimensione secolare del carisma Trinitario e ci propone i mezzi atti a quest’uopo.
Uniti alle Tre Persone della Trinità e al servizio dei più sfavoriti e oppressi del nostro tempo, saremo fedeli alle esigenze della missione che ci è stata affidata.
In questo modo, uniti agli altri membri della Famiglia, risponderemo all’ispirazione primigenia di Giovanni de Matha”.(Lettera inviata da Salamanca dai religiosi, dalle Religiose e dai Laici della Famiglia Trinitaria).
A tal proposito, il Ministro Generale dell' Ordine, P. Josè Gamarra, nella sua lettera di presentazione, "Un passo in avanti" del 15 aprile 1990, dice:
“ Ritengo che una chiave di lettura del Progetto deve tener presente che i gruppi o fraternità di secolari trinitari non possono essere considerati come settori isolati o separati dall’Ordine e dagli Istituti femminili:
In effetti, il secolare trinitario partecipa della stessa vocazione e della stessa missione dei Religiosi.
Quello che lo rende differente è che tale vocazione e tale missione egli è chiamato a viverle ed esprimerle nella sua condizione di secolare. Perciò, per una famiglia come la nostra è essenziale l’unità nella varietà e l’uguaglianza fondamentale tra i suoi membri”.
“ Come ha detto recentemente il Papa (Giovanni Paolo II) ai membri della Famiglia, esige da parte nostra” di essere dono per gli altri”.

L’ammissione al Laicato Trinitario si ottiene:

a)" Per coloro che intendono consacrarsi all’Ordine Secolare è necessario prima l’iscrizione in un sodalizio locale, fare un periodo di esperienza con un gruppo (almeno tre mesi), ottenuta l’approvazione da parte del Consiglio Locale, d’accordo con l’Assistente, inizierà un anno di noviziato sotto la guida del Maestro dei novizi (Una persona prudente ed esperta in materia religiosa).
Alla fine dell' anno riceverà un segno esterno che indichi l’appartenenza alla Famiglia Trinitaria, un distintivo o uno scapolare, dopo di che emetterà i voti di povertà, castità e obbedienza, secondo il proprio stato laicale.

b) L’ ammissione di coloro che non intendono emettere i voti nell’Ordine Secolare, avviene con una procedura più semplice: è sufficiente l’iscrizione al gruppo e ottenere l’approvazione del consiglio dirigente, dopo una breve esperienza per conoscere meglio l’ideale da conseguire.”

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